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VAGABONDARE, MOSTRA D'ARTE

Scritto da Gaetano Guzzardo    Mercoledì 07 Gennaio 2009 01:00

Un lungo viaggio, iniziato a Venezia da tre amici artisti, Angelo Barone, Maurizio Cosua e Michelangelo Perso con una mostra nell'isola di San Servolo su Dino Campana, poeta straordinario segnato dalla pazzia e dalle strutture. Opere con una comune matrice: quella per cui l'arte non deve emozionare per quello che rappresenta, ma per quello che è.
I tre artisti, infatti, partivano dai versi e dalle prose di Dino Campana non per quello che questi scritti raccontano, ma per quello che sono e per l'emozione che danno.
Un denominatore comune, dunque, che da realtà particolare è divenuto motivo universale è l'impossibilità dell'uomo d'oggi di trovare un'identità, di poter dire "sono qui, sono, sono così".
Un denominatore comune che ha portato Barone, Cosua e Perso, ad aprirsi al confronto e ad altri contributi che, sfruttando moduli espressivi simili, potessero tradurre la medesima realtà. Da qui l'incontro con il cinquantottenne artista canicattinese Jano Sicura, e la scelta di averlo come compagno di viaggio per tradurre la voce di Dino Campana con altri codici.
E così il viaggio non si ferma sulla riva degli Schiavoni ma prosegue verso un'altra isola, più grande, ed approda a Vizzini, dove Sicura è direttore artistico della Galleria d'Arte Contemporanea, e dalla città verghiana alle sale di Palazzo Messina-Carpinteri a Canicattini il passo è stato breve.
Qui le opere dei quattro artisti rimarranno esposte da VENERDI 9, quando alle ore 18,00 la Mostra verrà inaugurata, sino al 18 GENNAIO per proseguire poi per il Museo d'Arte Contemporanea di Trapani, ad aprile al Museo di Costanza in Romania, e poi ancora per Proiesti e Bucarest, per approdare e chiudere il viaggio a novembre a Miami in America.
«Quello dell'arte è un cosmo che ci entusiasma - ha dichiarato il sindaco di Canicattini, Paolo Amenta, che ha scritto l'introduzione al Catalogo della Mostra - che ci coglie, per il quale come Comune vogliamo rimanere sensibili, come abbiamo già fatto in passato con un lavoro di Sicura. Non solo, ma da sempre, e ancora di più oggi, non ci stancheremo di valorizzare tutte le espressioni ed i fenomeni artistici che nascono o approdano nella nostra città, promuovendone la conoscenza»


NOTE SULLE OPERE

Dai supporti tradizionali rifugge Michelangelo Penso. La tela, la tavola non rappresentano luoghi nei quali "comprendere" le proprie realizzazioni. E nemmeno la sostanze che cristallizzano le sue opere sono quelle tradizionali, ma materiali di derivazione industriale, resine sintetiche. Questi materiali che si manifestano assolutamente adatti a trascrivere i versi di Dino Campana si sono rivelati i più consoni, nell'attuale momento storico, a conservarsi, a mantenersi nel tempo. Nella loro composizione chimica, infatti, si sono bloccati, fissati, e la loro conservazione è garantita più che non i classici materiali dell'artista.

La lettura dell'opera di Dino campana da parte di Angelo Barone partiva da un'analisi attenta e accurata della biografia e dei testi del poeta. E i luoghi diventano al'autore stesso, le sue parole, le sue pagine, che poi sono le parole e le pagine di tutti gli uomini, che l'artista ci propone ripetute, pagina dopo pagina con la loro precisa immagine, quasi che la ripetizione fosse la constatazione di un continuo connubio, o al contrario la ricerca continua di un'identità che l'uomo non riesce a trovare.

Nulla dies sine linea: sembra questa massima della Historia Naturalis di Plinio essere diventato il motivo portante delle opere recenti di Maurizio Cosua. Una linea, anche una sola al giorno, come il celebre pittore Apelle, per testimoniare di aver compiuto un passo, per aver segnato una piccola conquista verso la meta. Ma, Maurizio Cosua vuole, col ripetersi della linea precisa e costante, tradurre la poesia quale ininterrotto fluire di versi e parole.

Nodi, aperti e chiusi, ma sempre nodi. Jano Sicura sembra volerci ricordare che il nostro universo è chiuso, e sottolinea come questa chiusura sia ancora più forte nel caso di chi non è uguale agli altri, di chi, come Campana, non rientrava nel clichè della borghesia intellettuale fiorentina. Ma il nodo con il filo di ferro vuole indicare una difficoltà per tutti noi di uscire dal nostro mondo per avvicinare gli altri e testimonia il nostro sforzo, che solo a volte riesce, di liberarci da schemi e preconcetti e uscire allo scoperto e darsi agli altri: noi stessi chiusi, spesso, negli stessi nostri nodi.

 

 

 

 

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento ( Sabato 15 Agosto 2009 20:04 )
 

 


 

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