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IN TANTI AD ASCOLTARE GIOACCHINO GENCHI, RICORDATO IL SINDACO ANGELO VASSALLO UCCISO DALLA CAMORRA

Scritto da Gaetano Guzzardo    Domenica 17 Ottobre 2010 19:32

amenta_genchi_guzzardo«Lo Stato in cui credo e che mi appartiene è quello dove la legge è uguale per tutti ... nel corso della mia carriera professionale di poliziotto e di consulente informatico per quasi tutte le Procure d'Italia, ho ricevuto decine di offerte di candidature politiche e centinaia di offerte economiche, anche milionarie. Ma nella vita non si vive solo per i soldi, per cui ho sempre seguito la mia coscienza e depositato le mie perizie che non hanno mai guardato in faccia nessuno ... Per me tenere la schiena dritta, come ho avuto insegnato sin da piccolo in famiglia, è un principio irrinunciabile».

 

A parlare è Gioacchino Genchi, vice questore della Polizia di Stato, ritenuto il più abile consulente informatico che le Procure di tutta Italia hanno utilizzato per indagare nelle inchieste più "scottanti" e più "delicate" di questo ultimo ventennio. Dalla strage di Capaci e di via D'Amelio, ai capi di Cosa Nostra, all'affare Dell'Utri, Cuffaro, le scalate bancarie, le vicende Umts, i crac Cirio e Parmalat, lo spionaggio Telecom, sino alle inchieste di Catanzaro, quella famosa  Why Not del giudice Luigi De Magistris, che le costerà la revoca dell'incarico (com'era già avvenuto con Capaci e via D'Amelio), e la sospensione "sine die" dalla Polizia, cosa mai successa in Italia se non in caso di omicidio e quindi di responsabilità ben definite, solo perché ha risposto su Facebook ad un giornalista di Panorama (Gianluigi Nuzzi) che gli dava del bugiardo. Un provvedimento pesante, più di quanto comminato a poliziotti  condannati per il pestaggio di Bolzaneto (tra l'altro promossi), o per l'omicidio del giovane di Ferrara, Federico Aldrovandi, mai rimossi. Gioacchino Genchi, l'esperto che ha ricostruire l'archivio di Giovanni Falcone e gli ultimi giorni di vita di Paolo Borsellino, accusato dal presidente del Consiglio di essere l'autore di oltre 350 mila cittadini, e di possedere uno degli archivi più ricchi del Paese, ieri pomeriggio ha parlato nell'Aula Consiliare del Comune di Canicattini Bagni, inviato dai giovani del Comitato spontaneo promosso da Dino Tinè e Dario Motta, che ha raccolto il patrocinio del Comune e l'adesione di alcune associazioni cittadine (Phisis, Amici delle Voce di Canicattini, Friends' Club, Attivamente e Freecom), per presentare il libro di Edoardo Montolli "Il caso Genchi - Storia di un uomo in balia dello Stato" (Aliberti editore), e ricordare, ad un mese dall'uccisione per mano camorrista, del sindaco di Pollica, nel salernitano, Angelo Vassallo.

«Due uomini dello Stato dalla schiena dritta che, come tutti gli uomini onesti - come è stato sottolineato, in un'aula al massimo della sua capienza, dal giornalista Gaetano Guzzardo, che ha moderato l'incontro - vivono la difficile condizione dei "numeri primi" divisibile per se stessi, quando dovrebbero essere patrimonio collettivo, anche di quell'apparato deviato dello Stato che, spesso, fa terra bruciata attorno a loro, così come il malaffare e le organizzazioni mafiose, e lavora per  screditarli».

E di solitudine ha parlato il sindaco di Canicattini Bagni, Paolo Amenta, subito dopo l'intervento di apertura di Dino Tinè che nel ringraziare quanti hanno collaborato ed aderito all'iniziativa, ha rimarcato questa esigenza di "verità" che viene dai giovani, per costruire un futuro migliore.

«Bisogna avere la consapevolezza - ha detto il sindaco Amenta - che in questo clima di arretratezza culturale e sociale, nel quale si vuole tenere parte del territorio, in particolare quello meridionale, e quindi quello siciliano, non si cresce. La politica, questa classe dirigente, non è in grado di affrontare e dare risposte ai problemi della gente, sempre più stordita da falsi obiettivi, proprio per distoglierne l'attenzione dai problemi reali. In questo clima, i sindaci, siamo lasciati soli, e viviamo la difficile condizione della nostra gente e del nostro territorio, in completa solitudine, così com'è stato per Angelo Vassallo, che non rivendicava altro che condizioni migliori per i suoi cittadini e per l'ambiente-risorsa nel quale essi vivono, salvaguardandolo dagli interessi della criminalità organizzata. In questo quadro, oggi, le ideologie non aiutano a risolvere il problema - ha aggiunto il primo cittadino canicattinese -. Oggi abbiamo di fronte solo il "bene" e il "male", e bisogna solo scegliere da che parte stare. Questa  la piccola esperienza-laboratorio che stiamo facendo a Canicattini, dove, spogliataci dalle nostre casacche, abbiamo messo al centro della nostra attività politica e amministrativa, la città, i bisogni dei cittadini, il territorio, il lavoro, e condizioni migliori per la gente. A fronte di ciò le uniche risposte che riceviamo solo tagli, come quelli al welfare che dovrebbe dare le prime risposte ad un disagio sempre più diffuso. Ma l'esigenza di una nuova cultura, come dimostrano le tante presenze di questa sera, è sempre più forte».

incontro_con_genchiDopo Amenta a parlare è stato lui, il "personaggio più comodo" d'Italia, che qualcuno ha voluto definire addirittura "inquietante", che non si è mai interessato di intercettazioni ma solo dell'incrocio di tabulati telefonici e programmi informatici, ma che si è, come lo stesso ha precisato, volutamente fatto passare per il "grande spione". E parlando Gioacchino Genchi è stato un fiume in piena.

«E' un incontro quasi anomalo quello di questa sera - ha esordito Genchi - diverso da quelli che abitualmente tengo in tutte le realtà, da destra, sinistra, centro, dove mi invitato. Qui i è davanti ad un vero e proprio laboratorio di democrazia, come ha detto il sindaco, dove amministratori di centrodestra, come l'assessore provinciale Gaetano Amenta, il sindaco Amenta, giornalisti liberi e sicuramente di sinistra, società civile, cittadini, associazioni di diversa estrazione e cultura, e militanti  del centrosinistra, stanno insieme, rivendicando un'unica identità, per migliorare lo stato della collettività. È una cosa bella, perché allontana quella litigiosità e quell'oscenità del potere che ha portato il Paese alle condizioni di oggi. Un Paese, il nostro, condizionato in tutti questi anni, almeno gli ultimi ventanni delle cui inchieste mi sono occupato, dall'intreccio politica-criminalità mafiose, e da una fitta cappa di misteri, che ho voluto raccontare in questo libro di  Edoardo Montolli proprio per farli conoscere a tutti. ... Prima di Catanzaro e di "Why Not" - ha detto ancora Genchi - nessuno conosceva la mia faccia e la mia esistenza, avendo sempre lavorato nel silenzio e facendo solo ed esclusivamente il mio dovere di servito dello Stato. Nel momento in cui vengo chiamato quale consulente in quella inchiesta ed analizzo i tabulati scoprendo giudici a contatto con i boss, magistrati amici degli indagati e dei loro avvocati, l'intreccio telefonico economico-politico-giudiziario che da Catanzaro saliva a Roma, incrociando i processi sulle scalate bancarie, la vicenda Umts, i crac Cirio e Parmalat e lo spionaggio Telecom,incuneandosi indietro nel tempo all'origine e al declino di Tangentopoli e alle tante inchieste del quale mi ero occupato sino ai nomi di via D'Amelio, ecco che divento un personaggio scomodo da screditare. Ecco che arrivano le dichiarazioni da Olbia del presidente Berlusconi che mi descrivano come il grande spione, anche se mai nessuno dirà mai che proprio una mia perizia sulle affermazioni di un pentito che diceva di rifornire  periodicamente di droga la Presidenza  del Consiglio, dimostrerà il contrario, e che quindi si  trattava di false accuse».

Parla della sua vita Gioacchino Genchi, della famiglia antifascista, dell'amicizia, grazie allo zio deputato regionale comunista, con Pio La Torre, il dirigente del Pci ucciso dalla mafia, "che amava prendermi in braccio da piccolo e farmi volare", sino alla sua esperienza politica, da ragazzo, da consigliere del MSI a Castelbuono, sua città natale, alla laurea in giurisprudenza con lode, alla florida attività di avvocato lasciata, dopo aver visto La Torre crivellato di colpi nella sua auto, per entrare in Polizia con il grado di commissario.

Tanti gli interventi che sono seguiti, da quello dell'assessore provinciale alla Cultura, Gaetano Amenta, a Davide Motta, ai tanti cittadini presenti all'incontro, tra questi anche Giusy Aprile del Coordinamento provinciale di Libera Siracusa, i componenti del Comitato Giuseppe Fava di Palazzolo Acreide, gli scout dell'Agesci, la Consulta Giovanile, le Associazioni cittadine, il vice sindaco Salvatore La Rosa, la Giunta comunale, il presidente del Consiglio comunale, Loretta Barbagallo, i consiglieri, i rappresentanti della locale Stazione dei Carabinieri e il comandante della Polizia Municipale, Pino Casella.

Un incontro cordiale, che è stato apprezzato da Genchi che, nell'esprimere solidarietà ad Annozero, a Michele Santoro, alla sua redazione e ai tanti giornalisti che lavorano per far conoscere le verità nascoste del Paese, ha voluto dedicarlo ai tanti "uomini dello Stato che vivono il loro incarico in solitudine".

 

L'intero incontro può essere ascoltato su Radio Radicale, che ringraziamo, all'indirizzo:

www.radioradicale.it/.../dibattito-dal-titolo-loscenita-del-potere...

 

Nella foto in alto da sinistra il sindaco Amenta, Gioacchino Genchi, Gaetano Guzzardo; in basso un momento dell'incontro.

Ultimo aggiornamento ( Domenica 17 Ottobre 2010 19:42 )
 

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